Nokia: e se il problema fosse commerciale?

Sebbene sia innegabile che Nokia stia soffrendo di una crisi di identità, mi chiedo se le difficoltà attuali non siano da attribuire soprattutto a cattive performance a livello commerciale della casa finlandese.

Ad esempio, trovo che il successo dell’iPhone sia dovuto in gran parte all’abilità di marketing degli uomini di Cupertino. La qualità complessiva del telefono Apple, ovviamente, non si discute ma il device ha venduto benissimo anche anche quando – nelle prime versioni – l’hardware non era all’altezza delle concorrenti e alcune funzionalità software erano state rimosse.
D’altronde, se il problema fosse unicamente il software, Windows Mobile avrebbe venduto molto di più di quanto ha effettivamente fatto e lo stesso Android, in questi primi mesi, avrebbe dovuto riscuotere più successo.
Temo, infatti, che gran parte degli utenti (ma non tutti!) debba ancora capire appieno il valore del software installato sul proprio device e che, attualmente, la scelta del terminale derivi più da fattori legati all’immagine che al valore intrinseco del prodotto.

E se è pur vero che la strategia del Booklet di Nokia è eccessivamente rischiosa (in termini di immagine), resta da vedere con che formule il prodotto sarà messo in vendita. A differenza di altri netbook, infatti, Nokia potrà contare sulla rete di vendita delle Telco e/o attuare politiche di revenue sharing. E, soprattutto, occorrerà vedere come la casa finlandese saprà fare percepire il valore del proprio prodotto sul mercato.

Concludo dicendo che, indipendentemente dal successo o dall’insuccesso del proprio Booklet, ciò che veramente conterà per Nokia saranno i risultati nel proprio core business, ovvero i telefoni. E, in questo campo, per quanto visto sia a livello strategico che commerciale, le prospettive non sono per nulla rosee.

[da un mio commento ad un post di alfonsofuggetta.org]

Il giardino dei Finzi-Contini

Papà, domandò ancora Giannina, perché le tombe antiche fanno meno malinconia di quelle più nuove?

Una brigata più numerosa delle altre, che occupava buona parte della carrozzabile, e cantava in coro senza darsi pensiero di cedere il passo, aveva costretto l’automobile quasi a fermarsi. L’interpellato ingranò la seconda.

Si capisce, rispose, i morti da poco sono più vicini a noi, e appunto per questo gli vogliamo più bene. Gli etruschi, vedi, è tanto tempo che sono morti  e di nuovo stava raccontando una favola, che è come se non siano mai vissuti, come se siano sempre stati morti.

Altra pausa, più lunga. Al termine della quale (…) toccò a Giannina impartire la sua lezione.

Però, adesso che dici così, proferì dolcemente, mi fai pensare che anche gli etruschi sono vissuti, invece, e voglio bene anche a loro come a tutti gli altri.

Pubblicità progresso

Penso l’abbiano pensato tutti, recentemente.

Pubblicità progresso?
[…] Sedetevi a tavola con la TV accesa sulla pubblicità! Primo spot: due complici e giovanili signore si confidano il segreto di come cancellare il cattivo odore delle perdite di urina (testuali parole). Secondo spot: alcuni nanetti di gesso, decorazione principe dei giardini italiani, si animano per la puzza (parola ripetuta più volte tappandosi il naso) della fossa biologica, avvisando la padrona di casa che, disgustata, propina formule magiche a base di prodotti chimici.
Finalmente, obtorto stomaco, vi apprestate a gustare un piatto di linguine al tonno e pesto, ricetta di Carloforte, quando senza pietà compare il terzo spot. Un tipo fighissimo, tipo giovane lupo di mare, sta mangiando di gusto con una pattada pezzi di tonno da una scatoletta: l’immagine si sposta su un gruppo di tonni tristi ed impalati che osservano mestamente una corona funebre che galleggia nell’acqua ed il tipo rivolgendosi a loro dice: sono sempre i migliori che se ne vanno per primi!
A questo punto la dieta suggerita dalla pubblicità ha lasciato una scia di medici dietologi senza lavoro.
Marco Pacifici, marcopacificim@libero.it

Caro Peacefuls, lei ha ragione: la pubblicità, da qualche tempo, ci prende allo stomaco. Sospetto non sia casuale. L’importante è farsi notare; se vuole, il telespettatore può sempre cambiare canale (io voglio, spesso). Spero che anche la cosiddetta “pubblicità sociale” adotti lo stesso metodo. So che in Francia stanno trasmettendo un video-choc per convincere i guidatori a NON mandare/leggere gli sms mentre guidano. […]

 

PS3: non è mai troppo tardi.

Hardly a surprise, but Sony got on stage today at GamesCom and confirmed what we've all knew deep down in our hearts: the new, slimmer PS3 is really real. It'll be out in the first week of September, and will retail for $300 (or 300 Euro). It's smaller and lighter, with "all the same features" of the PS3, consuming 34 percent less power and taking up 32 percent less space. Existing PS3s have their prices dropped (to some unnamed point, but we can wager a guess) in anticipation, so be sure to grab a space heater while you've still got a shot.

A mio parere PS3 e XBox 360 non sono mai state davvero in competizione né, tantomeno, lo saranno ora. Sotto certi aspetti, è come se XBox 360 e PS3 siano appartenute a due "gen" differenti: nei primi anni di vita della console Microsoft, PS3 era ancora acerba e costava troppo. Ora, al contrario, la console Sony inizia ad avere un prezzo ed una dimensione più appetibile alle masse mentre XBox 360 inizia a sentire il peso degli anni (a novembre saranno ormai 4).

E' molto probabile che PS3 sia il vincitore delle prossime vendite natalizie, mentre per la console di casa Microsoft (a meno di nuove esclusive per titoli videoludici o strategie rivoluzionarie) quello prossimo potrebbe essere l'ultimo dicembre positivo.

Di Facebook e dell’inadeguatezza dell’offerta Web italiana.

In breve, venti giorni fa, durante una tre-giorni a Monaco di Baviera, incontrammo un gruppetto di giovini locali intenti a festeggiare un addio al celibato e, pertanto, piuttosto allegrotti. Fu l'occasione per scambiarsi un paio di chiacchiere in un inglese approssimativo e per scattare qualche foto. Al consueto momento di scambio dei contatti per la condivisione delle fotografie, provammo a chiedere se di quel gruppetto qualcuno avesse un account Facebook. Inaspettatamente, non solo nessuno aveva Facebook, ma nessuno aveva mai sentito parlare del social network in questione.

Al contrario, tre giorni fa, su un espresso Milano – Lecce, il mio scompartimento, composto da sei italiani di ogni età e provenienza, conosceva perfettamente Facebook e cinque su sei (compreso un uomo sulla cinquantina) ne erano utenti.

In buona sostanza, mentre facebook è talmente diffuso in Italia da trainare, per certi versi, il mercato del traffico dati (tanto da spingere alcuni a sottoscrivere nuovi contratti di banda larga da rete fissa o di "Data Pack" da mobile), molte aziende tendono ancora ad affermare che il mercato tecnologico italiano non è sufficientemente maturo e, spesso, a causa dell'inadeguatezza del servizio di istruzione pubblica, colpevole di non impartire agli studenti le nozioni fondamentali per galleggiare sulla marea tecnologica odierna. 

Ora, se da una parte è innegabile che l'istruzione italiana (specialmente nei primi cicli) sia carente in merito, il timore è che molti tendano a nascondersi dietro l'assolutizzazione di tale concetto. Ritengo infatti altrettanto vero che finora, tranne alcune eccezioni, aziende ed imprenditori italiani non siano stati in grado di comprendere a fondo la specificità del nostro mercato e, di conseguenza, non abbiano saputo proporre prodotti e servizi Web capaci di ottenere un adeguato successo commerciale. 

Facebook acquires Friendfeed

PALO ALTO, CALIF.—August 10, 2009—Facebook today announced that it has agreed to acquire FriendFeed, the innovative service for sharing online. As part of the agreement, all FriendFeed employees will join Facebook and FriendFeed’s four founders will hold senior roles on Facebook’s engineering and product teams.

“Facebook and FriendFeed share a common vision of giving people tools to share and connect with their friends,” said Bret Taylor, a FriendFeed co-founder and, previously, the group product manager who launched Google Maps. “We can’t wait to join the team and bring many of the innovations we’ve developed at FriendFeed to Facebook’s 250 million users around the world.”

“As we spent time with Mark and his leadership team, we were impressed by the open, creative culture they’ve built and their desire to have us contribute to it,” said Paul Buchheit, another FriendFeed co-founder. Buchheit, the Google engineer behind Gmail and the originator of Google’s “Don’t be evil” motto, added, “It was immediately obvious to us how passionate Facebook’s engineers are about creating simple, ground-breaking ways for people to share, and we are extremely excited to join such a like-minded group.”

Taylor and Buchheit founded FriendFeed along with Jim Norris and Sanjeev Singh in October 2007 after all four played key roles at Google for products like Gmail and Google Maps. At FriendFeed, they’ve brought together a world-class team of engineers and designers.

“Since I first tried FriendFeed, I’ve admired their team for creating such a simple and elegant service for people to share information,” said Mark Zuckerberg, Facebook founder and CEO. “As this shows, our culture continues to make Facebook a place where the best engineers come to build things quickly that lots of people will use.”

FriendFeed is based in Mountain View, Calif. and has 12 employees. FriendFeed.com will continue to operate normally for the time being as the teams determine the longer term plans for the product.

Financial terms of the acquisition were not released.

Trovo che la notizia sia essenzialmente positiva. Se le due piattaforme rimarranno separate, Friendfeed potrebbe avere i fondi necessari a migliorare ulteriormente, correggendo alcuni degli attuali difetti (ad esempio l’accesso via mobile o l’integrazione con altre piattaforme, tra cui facebook stessa).

Umberto Eco sul mercato della credulonità

Basta controllare quante trasmissioni televisive vanno in onda con indagini su misteri e complotti triti e ritriti, dai cerchi nel grano all’Atlantide, dal Graal alle trame dei Templari, da non siamo soli nell’universo a essi sono tra noi, per rendersi conto di come il mercato della credulità renda sempre moltissimo – altrimenti non si spiegherebbe come mai torme di turisti vanno a Parigi a visitare i luoghi del ‘Codice da Vinci’, come se la gente percorresse la Toscana per trovare il Campo dei Miracoli dove Pinocchio ha seppellito le sue monete.

Un meraviglioso post sui nerd


Come le sapevo, tutte quelle cose sui fumetti? È semplice: la stanza dell'ex fidanzato storico era tappezzata di librerie che contenevano solo fumetti. Imbustati. Uno per uno. Il primo giorno mi aveva dato da pensare. Pensavo di essermi imbattuta nell'ennesimo sciroccato, questo nello specifico maniaco dell'ordine. Non era così. Dovevo ancora imparare a conoscere la categoria di uomini che sarebbe diventata la mia croce e la mia delizia per il resto dei miei giorni: i nerd.

Al contrario di ciò che pensano in molti, la parola nerd non è sinonimo di sfigato. Oddio, anche lì: dipende. Se la vostra idea di sfigato assomiglia a un tizio cresciuto tra gli anni ottanta e gli anni novanta, che sa a memoria un delirio di film e che ha almeno una passione specifica a scelta tra cinema, fumetti, videogiochi e tecnologia, allora sì: il nerd è uno sfigato. Questo non significa che non sia intelligente. Di fatto, uno dei motivi per cui sono così attratta dai nerd è che sono tra le persone più intelligenti, stimolanti e piene di immaginazione che possa capitarvi di incontrare. Solo che in genere usano tutte queste qualità esclusivamente all'interno del loro habitat, e sono relativamente inadatti alla vita sociale. Però, a patto di saperli comprendere e apprezzare per quello che sono, sono meravigliosi. E c'è anche questa cosa: una volta che ne hai amato uno, particolarmente se ci hai vissuto insieme, poi non riesci più a tornare indietro. Potrà sembrarti un sollievo, all'inizio, uscire con qualcuno a cui non frega niente di andare a vedere il quarantasettesimo Alien contro Predator, che non ha mai giocato a D&D e che se gli parli della modalità multiplayer di Halo 3 ti chiede per favore di tradurre; potrà sembrarti una benedizione che costui non possieda due computer fissi e un portatile della Apple, tutti assolutamente indispensabili, più due hard disk esterni di cui uno dedicato esclusivamente al porno; potrai addirittura esultare nel venire a sapere che non è iscritto a nessun social network, che non ha un blog, non chatta, e sarai forse persino contenta di sapere che ascolta banale musica pop anziché rock&roll, elettronica o colonne sonore di anime giapponesi in lingua originale; eppure sulla lunga distanza le cose cambieranno, e Nerdolandia finirà col mancarti più di quanto credi. L'assenza di una collezione di milletrecento vinili, in una casa, comincerà a sembrarti indice di scarsa passione; il fatto che lui ti dedichi tutto il suo tempo anziché passare la giornata a scaricare updates per il suo Iphone finirà con l'annoiarti terribilmente; il botta e risposta standard del dopocinema – “ti è piaciuto?” “sì, e a te?”- ti metterà addosso un'ansia terrificante. Da ultimo, non potendoti più addormentare al suono del Nintendo DS, comincerai a soffrire d'insonnia.

Allora, dopo aver tirato più e più volte delle sane crapate contro il muro, comincerai a chiederti cos'è che ti manca tanto del dividere la vita con un nerd, in particolare del tipo fumettista. E capirai questo: ogni sceneggiatore, disegnatore, ma anche solo appassionato di fumetti, è stato un tempo un bambino meraviglioso. Un bambino nato con una voglia di vivere che non gli è mai stata nella pelle, con in testa universi che avrebbero fatto impallidire il nostro; senonché a un certo punto qualcosa è andato storto, e quel bambino meraviglioso, ferito e annoiato dalla vita, ha deciso che piuttosto che adattarsi e diventare come gli altri – in una parola: crescere – tutto sommato gli conveniva separare i due mondi: quello al di fuori, in cui investire il minimo delle energie vitali; e quello nella sua testa, vivo di concetti fulgidamente opposti quali Bene e Male, pullulante di donne dalle tette enormi ma al tempo stesso intelligenti, emozionanti e devote, in cui i nemici sono sempre concreti e agiscono secondo piani razionali, e le decisioni importanti, fatte le debite riflessioni, vengono prese d'impulso, con il coraggio di vincere o perdere; un mondo tendenzialmente ordinato, in cui le brutture siano sempre risolvibili o estirpabili, così che si possa tornar tutti a mangiare torta di mele, consapevoli di cosa è davvero importante; un mondo, soprattutto, che ci sia sempre speranza di salvare, o quantomeno di veder progredire giorno dopo giorno, anche per merito tuo.

E allora capite che non c'è gara. Perché quel bambino, chiuso nella pancia del fumettista, aspetta da sempre di incontrare la bambina chiusa nella mia; e una volta che quei due matti si sono visti e riconosciuti diventa impossibile tenerli lontani. Che gliene può importare, a loro, se la vita pratica tra i rispettivi involucri è un completo disastro?