Maurizio Mosca

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Maurizio Mosca, i suoi pendolini, le sue bombe, la sua presenza al “Processo di Biscardi” erano antitetici alla bellezza, alla leggera consistenza del calcio giocato.
Ciononostante, lo apprezzavo, così come si apprezzano coloro che vivono del proprio estro e della propria creatività. 

Europei di calcio del 2000, al termine di Italia – Svezia, nel buio del salotto di casa ad Igea Marina, io e mia nonna guardiamo il Processo di Biscardi dove alcuni opinionisti discutono con agitazione la difficoltà dell’incontro successivo, contro la Romania; si parla di uno dei giocatori chiave della formazione balcanica, il trentacinquenne Gheorghe Hagi, descritto come uno dei più temibili giocatori della squadra avversaria. Mosca prende la parola:

Hagi? Ma Hagi è un vecchio trombone!

Aveva ragione.